Il Consiglio Provinciale di martedì 28 giugno

La seduta mette in scena un teatrino politico che in sostanza lascia invariate le cose a Villa Saporiti: una maggioranza appesa un filo e lacerata da lotte intestine che attende immobile la fine del mandato. La seduta è stata aperta dal Presidente Leonardo Carioni che legge diligente il testo del decreto che riconferma gli assessori ai Autonomia Comasca, Achille Mojoli e Ivano Polledrotti, con una decurtazione delle deleghe a loro attribuite: «Nell’ottobre 2011 si è costituito un nuovo gruppo che aveva garantito il suo appoggio alla maggioranza di governo. Il Pdl ha chiesto la revoca degli assessorati nel caso in cui il gruppo di Autonomia comasca non facesse più parte del governo, io ritengo equa la ridistribuzione delle deleghe, ma non la revoca, non essendo venuta meno la lealtà al presidente».  Subito dopo è intervenuto Giancarlo Galli, capogruppo di Autonomia Comasca: «Dopo la lettura del decreto presidenziale tocca a me parlare delle ragioni di autonomi comasca. Perchè è mancato il coraggio di porre le questioni nell’aula del consiglio? Perchè invece di affrontare le questioni nelle sedi opportune si è fatto ricorso a mezzi bizantini? Perchè una questione che riguarda la provincia deve essere decisa a livello nazionale e provinciale? Siamo nell’epoca del federalismo o del centralismo e del verticismo? Questa consigliatura finirà come è iniziata, all’insegna dell’arroganza del potere e della miopia politica del Pdl partito personalistico e unito dal collante del potere. Il nostro distacco dal Pdl si è collocato sulla frontiera della politica, sulla democrazia interna e del federalismo. in questo contesto non ci sono e non ci possono essere dei traditori, ma ci sono assessori che hanno confermato la lealtà al presidente e alla Provincia, ma che non sono più coerenti con la politica del Pdl. Come dobbiamo concepire questa richiesta del Pdl? qualsiasi cosa voglia dire, i ruoli di governo sono stati nominati attraverso il voto popolare e i due assessori in questione sono stati tra i più votati. La presenza in giunta dei nostri assessori significa: garanzia politica del programma concordato, collegamento con il territorio e rispetto del voto. Sull’accusa di clientelismo avanzata dal senatore Butti – conclude Galli – chiediamo la costituzione di una commissione d’indagine che valuti su tutti i contributi erogati dagli assessori. Non c’è stata possibilità di fare verifica sulle cose importanti – le nostre proposte sono state viste come un affronto e non come un contributo – il vero scontro non è sui progetti, ma su chi privilegia il dato di bilancio. cari amici del Pdl avete ridotto i nostri assessori allo stato laicale e non possono più celebrare i sacri riti del pltere».

Renato Tettamanti, Prc, dichiara: «Ad ottobre avevamo preconizzato una crisi che adesso vediamo sotto i nostri occhi e peggiorata. Nella politica italiana sta soffiando un nuovo vento e voi, che sempre vi siete nascosti dietro il crisma del consenso popolare ora ne avete paura, così come ha detto Bossi a Pontida. Qui siamo alla paralisi. Carioni ha letto un comunicato scarno e asettico, per nulla politico: io gli chiedo di riferire qui in aula sul perchè abbia ritirato le deleghe e sul senso della sopravvivenza della maggioranaza. Carioni qui non conta più nulla e bisognerebbe avere il coraggio di ridare la voce agli elettori e che la sovranità appartiene al popolo, vi invito a firmare la nostra mozione di sfiducia con un atto di responsabilità e ridare dignità a quest’aula». Segue l’intervento di Giordano Minotti, capogruppo Lega Nord, che rassicura sulla solidità della maggioranza e subito dopo spara a zero su Galli e i membri di Autonomia Comasca Conclude Mauro Guerra, capogruppo Pd in Consiglio provinciale, commenta sdegnato: «Se la maggioranza è forte solida e coesa come dice lo stesso Carioni, ad ascoltare questi discorsi ho un moto di tristezza. Come si fa a dire che esiste ancora la maggioranza se poi ogni nuovo intervento è un regolamento di conti? Non ci sono più foglie di fico dietro cui nascondersi, dovremmo avere l’onestà di dire che la maggioranza non c’è più e tornare a votare. Lo spettacolo offerto da quest’aula ha del grottesco: che responsabilità politica dimostra questa maggioranza che decide di galleggiare senza governare, oltretutto non perdendo occasione di sputarsi negli occhi? La provincia continua a non essere governata e i problemi si incancreniscono e non vengono affrontate. Ne è un esempio questa vicenda: non abbiamo sentito una parola da Carioni sulle ragioni che hanno portato alla revoca delle deleghe a Polledrotti e Mojoli. È un giudizio di merito sull’operato dei due assessori o l’adempimento di un ordine ricevuto altrove? o, peggio, le deleghe sono monete di scambio in un gioco di equilibrismo negli assetti di potere? Oggi – conclude Guerra – qui si certifica la drammatica incapacità di governare da parte di Carioni e dei suoi. Per noi si chiude un ciclo, prendiamo atto del fallimento di una classe dirigente, di un ceto politico e dei partiti di maggioranza. Oggi per noi inizia una lunga campagna elettorale, un percorso che ci impegnerà nell’obiettivo di costruire un’alternativa fatta di nuove idee, di nuove persone a partire dal territorio. Vogliamo ridare dignità alla Provincia e proporre un’idea di futuro per il territorio». I consiglieri di minoranza, al rifiuto di Carioni di replicare e spiegare le ragioni politiche della revoca, hanno abbandonato l’aula. [Francesca Di Mari per ecoinformazioni]

 

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