Consiglio provinciale di martedì 5 aprile

Dove finiranno i migranti destinati alla provincia di Como (sempre se arriveranno davvero)? Di certo non nella ex caserma di Capiago Intimiano. Anche in Consiglio provinciale tiene banco la questione relativa all’accoglienza delle persone arrivate a Lampedusa nelle scorse settimane. Dopo una lunga discussione, nella seduta del 5 aprile, Villa Saporiti ha approvato una delibera proposta dal consigliere leghista Ivano Bianchi, con alcune modifiche volute dalle minoranze di centrosinistra. Che però non hanno votato, opponendosi alla classificazione presente nel testo approvato dalla maggioranza, che limita l’accoglienza ai soli «profughi, rifugiati e persone in fuga da paesi in guerra».

Accoglienza sì, ma non per tutti. Anche Villa Saporiti si è occupata, nella seduta di martedì 5 aprile, della questione riguardante l’ex caserma di Capiago Intimiano, il luogo prescelto, ad oggi, per ospitare la quota di migranti trasferiti da Lampedusa alla Lombardia e destinati in particolare alla nostra provincia. Lo spunto per la lunga discussione è stato un ordine del giorno presentato dal consigliere del Carroccio Ivano Bianchi (nonché consigliere comunale proprio a Capiago), sull’individuazione dei siti da adibire all’accoglienza dei profughi dal Nord Africa. Nel testo presentato dal rappresentante della Lega si dice ‘no’ all’opzione della caserma di Capiago, dismessa dal 2005: secondo Bianchi «una scelta scellerata, viste anche le 900 firme dei cittadini contrari» e considerate le condizioni della struttura – si stima ci vorrebbero 300mila euro per metterla a norma – e i presunti problemi di sicurezza, dati dal fatto che l’edificio si trova «nel nucleo centrale (del paese, ndr), circondato da villette e palazzine». Inoltre, vi sarebbe una carenza di organico di polizia e carabinieri locali e tre agenti di polizia locale per 6mila abitanti, il che non garantirebbe la gestione efficace e “sicura” del centro. Di qui la proposta di impegnare il Consiglio provinciale ad associarsi al coro di no, in primis al documento siglato lo scorso 15 marzo dai sindaci di Cantù, Capiago, Novedrate, Carimate, Cucciago, Cermenate, Brenna, Figino e dai carabinieri di Cantù, nel quale appunto i primi cittadini sanciscono la loro contrarietà al progetto.

La discussione in aula si è concentrata su alcune modifiche volute dall’opposizione: tutti d’accordo sul ‘no’ a Capiago Intimiano ma con alcuni distinguo. Mauro Guerra del Pd ha contestato la gestione Maroni e informato l’aula di una risoluzione votata al Parlamento europeo e firmata da un relatore leghista nella quale si cita il principio del non respingimento. «Le direttive e gli strumenti ci sono – ha dichiarato Guerra – ma occorre costruire politiche, non piccoli campi di concentramento in giro per l’Italia, ed è sbagliato il modello delle tendopoli. Sono solo alcune migliaia di persone che possono essere assorbite senza costruire lager e senza creare problemi per i cittadini». Di qui la proposta dei democratici e dell’opposizione in generale: aggiungere nel testo il richiamo a una «rete di accoglienza diffusa» evitando forti concentrazioni, in stile Capiago, e coinvolgendo associazioni e società civile. Per la consigliera Maria Grazia Sassi del Pdl «esistono già i consigli territoriali per l’immigrazione, dove conferiscono venti enti, tutti quelli che operano nel settore, inutile fare reti su reti», mentre l’assessore Pietro Cinquesanti, bocciando la struttura di Capiago, ha lanciato una nuova ipotesi: «non abbiamo sul territorio una caserma di oltre 45mila metri quadri, che è la De Cristoforis?». Simona Saladini, assessore ai Servizi sociali, ha poi illustrato il contenuto di una prima riunione tra prefetto, Comuni, responsabili dell’azienda ospedaliera lariana, alla quale ha partecipato in rappresentanza della Provincia. In quell’occasione sarebbero state valutate diverse ipotesi, scartando alcune opzioni, come l’ex ospedale Sant’Anna, per motivi strutturali e logistici, e incassando la collaborazione di Croce rossa e Protezione civile per l’eventuale gestione dell’accoglienza. E si sono anche registrate prese di posizione degne di nota, come quella del sindaco di Cantù Tiziana Sala, che «si è presa un giorno di tempo per verificare la possibilità di mettere a disposizione dei micro appartamenti» per meno di una decina di migranti. Nelle fila dell’opposizione, Renato Tettamanti, pur avendo «apprezzato il tono sobrio della discussione» ne ha riconosciuto alcuni limiti: «come si fa concretamente a fare quest’operazione se diciamo ‘va bene l’accoglienza ma non a casa mia’? Sono legittime le preoccupazioni dei cittadini di Capiago, però noi dobbiamo fare un lavoro diverso: per questo chiedo di riscrivere il dispositivo finale e non fare nostra la posizione espressa dai sindaci, costruiamo piuttosto una proposta concreta».

Il testo è stato quindi riscritto, accogliendo le modifiche volute dal centro sinistra. Ma non è cambiata la categorizzazione delle persone da accogliere: «profughi, rifugiati e persone comunque in fuga da paesi in guerra». Il capogruppo del Pd si è detto «preoccupato anche per chi si trova in condizioni analoghe a chi scappa dalla guerra: l’assistenza temporanea dovrebbe esserci per tutte le persone che arrivano da quella zona, non solo dalla Libia». Per questo limite, questa sorta di distinzione tra “profughi di serie A” e “migranti semplici”, l’opposizione non ha partecipato al voto. Alla fine, quindi, l’odg è passato con i voti della maggioranza (e le modifiche al testo volute dalla minoranza, in particolare quella relativa alla volontà di costruire una «rete di accoglienza diffusa»).

Prima del dibattito sui profughi Villa Saporiti ha inoltre nominato il nuovo difensore civico, Stefano Lurati, e approvato all’unanimità la convenzione per la gestione in forma associata dei servizi di Polizia provinciale tra le Province di Como e Lecco e il piano antincendio boschivo provinciale.

Ha incassato il sì dell’aula anche la proposta di ampliamento del vincolo esistente sulla cascata della Vallategna, nel comune di Asso, già al centro di numerose discussioni e polemiche. In sostanza la Provincia ha deciso di ampliare il vincolo esistente, a tutela della zona della cascata, la cui bellezza fu apprezzata anche da Parini e Stendhal. Ciò detto, come ha chiosato il consigliere Tettamanti, l’iter continua, «con la Regione andrà fatta la dovuta pressione, nei passaggi successivi», per evitare che il territorio della cascata venga stravolto dalla costruzione di un supermercato. Opzione che, nonostante il voto in aula, non è ancora del tutto scongiurata.

Rinviata invece, per finire, la discussione sull’ultimo punto all’ordine del giorno, ovvero la realizzazione della variante alla statale Briantea tra gli abitati di Olgiate e Solbiate. Motivo del rinvio (nonché fonte di proteste da parte dell’opposizione, che avrebbe voluto affrontare anche il suddetto tema nella seduta di martedì 5 aprile)? La partita di calcio incombente, in tv. [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

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