Consiglio provinciale di lunedì 24 gennaio

Il Piano cave in Consiglio provinciale: lunedì 24 i consiglieri hanno espresso i loro pareri preliminari, martedì 25 sarà la volta degli emendamenti (stralciati Mozzate e Locate), mentre mercoledì 26 il voto finale. Rientrate – almeno apparentemente – le critiche del gruppo del Carroccio verso Autonomia comasca. Fino a quando? L’opposizione chiede le dimissioni del presidente: «non c’è più una maggioranza».

Il piano cave arriva in Consiglio provinciale. Nel corso della prima seduta dell’anno, lunedì 24 gennaio, maggioranza e opposizione hanno espresso le loro posizioni preliminari riguardo al discussissimo tema, di importanza cruciale soprattutto per alcune zone del territorio, tra Mozzate e Locate Varesino. Martedì 25 si discuteranno gli emendamenti, nei quali sia il centrosinistra che la Lega propongono lo stralcio dei Comuni di Mozzate e Locate Varesino. Il primo intervento è stato quello di Giancarlo Galli, capogruppo di Autonomia comasca, che si è tolto alcuni sassolini dalle scarpe, sottolineando come «non possa definirmi il nuovo che avanza, ma mi è stato insegnato il confronto mentre oggi domina la politica del fare». Altra frecciata al gruppo della Lega: «ci dicano se le cave a Mozzate le vogliono o no! A nessuno – nemmeno alla Lega – è consentito fare il doppio gioco». Quanto agli emendamenti (che saranno discussi martedì 25 gennaio, ndr) «non ne abbiamo presentati perché ci sembra importante raggiungere una larga intesa» su questo tema. Un’intesa necessaria perché «il territorio ha preso il posto della fabbrica come terreno di scontro e conflitto politico: dobbiamo cambiare, occorre una nuova programmazione, perché quella rigida, per provincia, viene spazzata via dal mercato». A Galli ha replicato il consigliere Renato Tettamanti, componente della Commissione Ambiente fin dal suo insediamento, che ha ricordato la conferenza stampa svoltasi a Locate l’8 gennaio, nel corso della quale i comitati locali e il centrosinistra hanno fatto il punto sulle contraddizioni del progetto relativo alle cave: «la povertà del territorio era già riconosciuta nel 1998 e c’è un accordo di programma che negava la possibilità di scavi in quella zona, un accordo messo nel dimenticatoio!». Esistono differenze tra i vari Comuni? Per l’opposizione sì, tanto che Tettamanti spiega così il motivo per cui alcuni Comuni dovranno accettare le cave e altri no: «Cucciago, Fino e Bulgarograsso sono gli unici comuni “senza padrini” e guarda caso di un altro colore politico rispetto alla maggioranza di centrodestra…». Quanto alla Lega, Tettamanti ammette soddisfazione per la decisione di «sostenere lo stralcio di Locate e Mozzate», anche se «la coerenza va riconosciuta: noi lo diciamo dall’inizio» e «questo piano va ridimensionato nelle sue fondamenta: quanto dobbiamo cementificare ancora?».

Per Mauro Guerra del Pd, «c’è una questione politica pregiudiziale, che ha ormai le dimensioni di una grossa cava…La maggioranza non è riuscita in questa provincia a risolvere il problema, esprimendo una sudditanza verso la Regione». E, rivolgendosi all’assessore Paolo Mascetti, ha chiosato: «si rende conto che non ha una maggioranza?». Per poi passare alla richiesta esplicita: «presidente, dia le dimissioni! Non siete più in grado di amministrare, andiamo a votare. È finito il tempo della politica delle tre carte. State condannando la Provincia a non avere una prospettiva». Anche i democratici voteranno per lo stralcio di Mozzate e Locate.

Dopo il parere della consigliera di maggioranza Maria Grazia Sassi, che vive proprio a Locate, e ha sottolineato come «il territorio cambi spesso parere», il capogruppo del Pdl Serafino Grassi ha buttato acqua sul fuoco: «i padrini non hanno attinenza col nostro territorio, non deleghiamo alla Regione e la nostra posizione è sempre stata coerente».Giordano Minotti della Lega ha sfoderato gli argomenti doc per i padani, come il «rischio per le comunità locali di una perdita d’identità del territorio» e di creare «squilibri dell’ecosistema», definendo il piano «un viaggio di sola andata verso l’ignoto». Quanto alla diatriba con Autonomia comasca, tutto sembra magicamente risolto, nonostante gli accesi dibattiti anche in sede consigliare negli ultimi mesi: «non c’è alcuna volontà di scontro, abbiamo un ottimo rapporto di stima, più umano che istituzionale, non c’è nessuna crociata contro questo gruppo».

Nelle fila dell’opposizione Cornelia Borsoi ha accusato il Carroccio di un «ripensamento tardivo», mentre Galli ha ribadito in seguito il suo «no a una Regione centralista, che impone», sostenendo poi che comunque «la cava non la vuole nessuno». Nell’ultima parte della seduta la Lega ha attaccato il centrosinistra, attraverso le parole di Minotti che ha chiesto: «quali sono le proposte della minoranza? Fate vedere che sapete governare!», mentre, dopo un intervento del consigliere Maurizio Oleari, l’assessore Mascetti ha concluso: «questo dibattito lascia un po’ d’amaro in bocca. I “padrini” sono un insulto alla Commissione che ha lavorato; più che altro ci sono stati dei sindaci realisti che hanno accettato il progetto o che sono riusciti meglio a spiegare le criticità già contenute nella Valutazione ambientale strategica». [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

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