Basta cave

Il 10 gennaio il Consiglio provinciale voterà l’approvazione del Piano cave della Provincia di Como, un documento che ha un’importanza cruciale per i territori della zona del Seprio poichè individua tre siti di estrazione tra Mozzate e Locate Varesino. Durante la conferenza stampa dell’8 gennaio, forze politiche e associazioni di sono espresse sul documento. Leggi nel seguito del post gli interventi alla conferenza stampa e una sintesi della Storia del Piano cave diffusi dall’ufficio stampa del Pd. Roberto Terzaghi, capogruppo della lista Democratici per Locate in consiglio comunale, traccia una breve storia dello sfruttamento a scopo estrattivo del territorio e del Piano Cave: «I Comitali ambientali della zona ed il Circolo locale del PD hanno proposto ai Consiglieri Provinciali diversi emendamenti al Piano Cave della Provincia di Como, in grado di ribaltare la proposta di Piano esistente e portare invece un risanamento ambientale in una zona, del basso comasco, degradata da continue politiche dissennate che hanno voluto nella nostra zona discariche di rifiuti in continuazione, ancora da bonificare ed ultimamente la Pedemontana con un’area di servizio enorme che estirpa oltre 300.000 mq di boschi. Per quanto riguarda in particolare il nuovo sito previsto a Locate Varesino, parte di un vastissimo giacimento già individuato per i decenni a venire, esso risulta in una posizione totalmente visibile e molto prossima al paese, che dunque porterà inevitabilmente gravi danni e disagi di varia natura. In vista della approvazione del piano cave prevista in provincia tra due giorni – prosegue il Consigliere – le liste locali del Partito Democratico e i comitati spontanei chiedono dunque un finale ripensamento, per interrompere un opaco percorso sinora seguito. Basta infierire continuamente sul territorio e pensiamo piuttosto a salvaguardare e a riqualificare quello che ci è rimasto. Aspettiamo – senza farci troppe illusioni – la discussione dei prossimo giorni il cui esito è incerto: solo ieri sera, Giancarlo Galli ha espresso l’intenzione del neonato gruppo Autonomia comasca di votare contro al piano stesso» Eugenio Castiglioni, Comitato No alla Cava di Locate Varesino, avanza grandi perplessità sul modo in cui è stata realizzata la Valutazione Ambientale Strategica, su cui gravano vizi forma sanciti anche dal TAR, e punta il dito su una questione curiosa che però apre inquietanti spiragli sugli interessi intorno al Piano Cave: «Che cosa sta dietro al Piano Cave? Tempo addietro – nel 2009, 5 mesi prima che venissero decise le localizzazione delle cave – uno studio legale di Como spedisce a ciascun proprietario dei terreni interessati dall’intervento una lettera in cui esprimeva l’intenzione di acquistare i terreni. Chi ha interesse?». Renato Tettamanti, consigliere provinciale Prc e componente della Commissione Ecologia, riassume la storia dell’approvazione del Piano Cave in Provincia, e poi avanza alcune riserve sulla discussione della prossima settimana: «La posizione espressa da Giancarlo Galli nell’incontro di ieri sera apre un giallo: il Piano Cave era stati già convocato il 14 dicembre per cui i gruppi di opposizione hanno presentato 10 emendamenti che raccolgono il lavoro fatto in questi anni in cui si chiede lo stralcio di questi siti estrattivi. La seduta del 14 dicembre non si è svolta e la discussione del Piano è stata rinviata alla prossima settimana. Il Consiglio provinciale non è ancora stato convocato formalmente, io ho un timore: il regolamento prevede che siano votate una per una tutte le osservazioni, ora prima del Natale si diceva di discuterne alcune, ma non si sa bene come sarà lunedì la discussione. La Lega non si è mai espressa. Costruire un Piano Cave – conclude Tettamanti – è complicato ed è stato costruito un documento che tiene conto degli equilibri politici del territorio e gli insediamenti – sarà un caso – insistono su territori amministrati dal Centro Sinistra». Chiara Braga, deputata e consigliere provinciale: «La vicenda del Piano è l’ennesima dimostrazione dell’impossibilità della compagine politica che governa la Provincia di Como di conseguire un qualche risultato. Ora apprendiamo la virata del gruppo di Autonomia Comasca e, dice il sindaco di Locate, anche della Lega, resta da vedere che cosa accadrà nella discussione: noi chiediamo che ci sia una valutazione approfondita e una discussione su ciascuna delle osservazioni presentate». Luca Gaffuri, capogruppo Pd in Consiglio Regionale: «A pochi giorni dalla discussione del Piano Cave è importante ribadire le posizioni di ciascuno degli attori coinvolti. Bisogna chiedere alla Forze di maggioranza di rispettare gli impegni presi, tra cui l’accordo Franchi – Selva (allora Presidente della provincia ed esponente leghista) che impegnava la Provincia a non realizzare altre cave o discariche su questo territorio. Dopo il passaggio in Consiglio Provinciale ci sarà la fase in Regione, che riaprirà la discussione. Ambrogio Guglielmetti, Comitato Salute Pubblica Mozzate: «Uno dei compiti della VAS consiste nel controllare gli effetti degli insediamenti sulla popolazione, per questo la fretta e la superficialità con cui è stata realizzata ci lascia interdetti».

La storia del Piano Cave

Il vigente Piano delle Attività Estrattive della Provincia di Como è stato approvato e pubblicato sul BURL del 15 aprile 2003. Esso contemplava una programmazione limitata di 5 anni rispetto agli altri Piani provinciali lombardi che avevano invece una durata di 10 anni come previsto dalla legge di riferimento.

   Quel Piano è teoricamente scaduto nel 2008 senza che la Provincia sia stata in grado di elaborare un nuovo strumento di programmazione, nonostante le prescrizioni della Regione Lombardia.

  Per la prolungata inerzia della Provincia, la Giunta Regionale nel 2007 emette una diffida.

Il 14 luglio 2008 con D.c.p. n. 54 la Provincia dava il via al mancante strumento approvando le linee guida su cui agire e cioè: possibili ampliamenti delle cave esistenti, proposte di nuove aperture dove vi sono proprietà comunali e sono previste opere pubbliche.

   L’elevata urbanizzazione della provincia di Como, la povertà di risorse nell’assetto geologico ed il loro intensivo sfruttamento già perpetrato negli anni erano elementi già riconosciuti nel 1998, quando attraverso un Accordo di Programma tra Provincia (Presidente Selva) e Comune di Mozzate (Sindaco Franchi) si impegnava la Provincia stessa a non prevedere nel futuro ulteriori cavazioni (ampliamenti e nuovi siti) nei Comuni di Mozzate, Carbonate e Locate Varesino.

  Inoltre il Consiglio Regionale della Lombardia (D.c.r. 30/09/2008 n. VIII/697) si è espresso esplicitamente al riguardo, per sottolineare le criticità ambientali del mozzatese e per chiedere che vengano rispettati gli impegni di salvaguardia già sottoscritti.

  Ciononostante con la prima bozza del piano cave predisposta due anni fa dalla commissione ambiente presieduta da Giancarlo Galli, viene proposto di reperire il 44 % del fabbisogno provinciale nel contesto del Mozzatese (5.850.000 mc. a Mozzate e 2.500.000 mc. a Locate Varesino).

  I sindaci dei tre comuni del Mozzatese vengono interpellati circa la disponibilità ad accettare nuovi siti di cavazione, ed rispondono attraverso delle delibere di Giunta in maniera diversa. Il comune di Carbonate esprime un parere contrario, quello di Mozzate un parere favorevole, quello di Locate assume posizione di ambiguità che porterà avanti sino ai tempi recenti.

  Come “fabbisogno” del Piano cave viene indicata una stima di 20 milioni di mc. (dunque circa 2 milioni all’anno, ovvero 4 mc. di sabbia per ogni comasco).

   Il 17/12/2008 viene convocata la 1° Conferenza  di Valutazione ed i Comitati spontanei nati in difesa del territorio chiedono ai progettisti il totale rispetto delle regole per l’applicazione della V.A.S.

  In una nuova versione del Piano vengono proposte 2 nuove cave a Mozzate, con localizzazione diversa dalle precedenti per complessivi 2.900.000 mc., mentre la cava prevista a Locate vede aumentare la sua dimensione per arrivare a 2.800.000 mc.

  Il 21/12/2009 viene convocata la 2° Conferenza in occasione della quale rappresentanti dei Comitati e delle forze politiche, dopo aver presentato corpose Osservazioni critiche, intervengono denunciando fortemente la approssimazione con la quale è stata predisposta la VAS, che ha privilegiato le esigenze dei cavatori a totale discapito del rispetto dell’ambiente e del territorio della zona, criticando pure alcune contro deduzioni fatte in maniera pregiudiziale e senza rispettare delle Leggi vigenti.

  I siti proposti a Locate e a Mozzate, nonostante vengano riconosciuti come portatori di pesanti criticità ambientali (funzionalità ecosistemica, presenza di insediamenti o infrastrutture nelle immediate vicinanze, valore e integrità del paesaggio) vengono comunque ritenuti accettabili.

  Nella Commissione provinciale del 3/5/2010 nella quale si discutono le Osservazioni presentate, vengono stralciati dal Piano diversi siti (tra cui la cava di Mozzate di 2.300.000 mc.) per cui il piano si riduce ad un quantitativo complessivo  inferiore agli 11milioni di mc. di sabbia e inerti da cavare.

   Il 17 maggio 2010 una sentenza del TAR Lombardia riferita al comune di Cermenate precisa che “l’Autorità competente per la VAS nell’ambito della stessa Amministrazione non appare rispettosa delle normative, in quanto appare assolutamente inidonea a garantire la necessaria imparzialità dell’autorità competente rispetto a quella procedente”.

  Visto pertanto che la procedura di VAS del Piano provinciale risulterebbe viziata in quanto l’autorità procedente e competente appartengono alla stessa Amministrazione Provinciale, si delibera di individuare il Dirigente dell’area Ambiente della provincia di Brescia come nuova Autorità competente per la VAS del Piano cave comasco.

  Il 27/5/2010 viene emesso il Decreto Regionale n. 5600, relativo alla Valutazione di Incidenza del Piano cave, che dichiara la Valutazione positiva con diverse prescrizioni.

  Questo Decreto però rivela che la VAS fatta dalla Provincia di Como nell’agosto del 2009, “non fornisce nessuna analisi” tra i siti di cava previsti dal Piano e la Rete Ecologica Regionale (RER) approvata dalla Giunta Regionale il 30/12/2009.

  La RER impone azioni di riequilibrio ambientale nell’ottica dello sviluppo sostenibile ed ha una triplice finalità: tutela, valorizzazione e ricostruzione attiva della naturalità e della biodiversità esistente.

  Il Decreto Regionale individua il fatto che alcuni siti di cavazione sono stati previsti “internamente o in adiacenza ad elementi di primo livello della RER” e tra questi vi sono ben 3 siti di cui due a Mozzate (ATEg10 e ATEg17) e quello di Locate (ATEg9).

 Tale documento in modo incomprensibile “suggerisce lo stralcio” di uno solo dei tre siti di cavazione sopra riportati; se tutte le tre cave previste sono “interferenti con elementi di primo livello della Rete Ecologica Regionale” non si comprende lo stralcio di una sola.

  Il 9/11/2010 viene emesso il Parere Motivato in merito alla VAS dall’autorità competente nuovo d’intesa con l’autorità procedente che decreta “parere positivo” a condizioni che si ottemperi ad alcune prescrizioni riportate ed alle prescrizioni dettate dal Decreto Regionale

sopra citato.

  In questo ultimo Parere non è minimamente riportato il fatto che le tre cave previste nel Mozzatese sono “interferenti con elementi di primo livello della RER” e quindi da stralciare.

 

 

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