Il Consiglio provinciale di Como di lunedì 8 novembre 2010

Meglio una gallina oggi o un uovo domani? A Villa Saporiti, nella seduta del Consiglio provinciale di lunedi 8 novembre, minoranze e maggioranza hanno discusso delle opportunità previste dalla rimodulazione dell’ammortamento dei Bop, i buoni ordinari provinciali emessi nel 2005: buon risultato per il centrodestra, modo per batter cassa hic et nunc, alla faccia dei maggiori debiti accumulati per i prossimi vent’anni, secondo le minoranze…Il presidente Leonardo Carioni torna in aula a Villa Saporiti dopo mesi di assenza. Peccato che sia tornato in occasione di una seduta del Consiglio provinciale non propriamente cruciale per il destino della Provincia, nonchè piuttosto “tecnica” per il cittadino medio. Ad ogni modo, la prima notizia del giorno è la risposta di Roberto Antinozzi, direttore generale dell’Asl lariana, alla richiesta del Consiglio (meglio, dell’opposizione di centrosinistra) di un’audizione ad hoc sulle sorti del nuovo Sant’Anna. Audizione negata: Antinozzi «ritiene opportuno attendere il definitivo assetto dell’azienda ospedaliera prima di procedere ad esplicitare qualsivoglia progettualità« (…) «Concordate prioritariamente con Regione Lombardia e Azienda ospedaliera Sant’Anna le procedure e le modalità relative la costituzione della cosiddetta cittadella sanitaria». Su questo secondo concetto il consigliere Renato Tettamanti ha puntualizzato che «conferma le nostre preoccupazioni: non c’è nessuna proposta, nessun progetto, in barba all’autonomia del territorio», tutte le decisioni (quali non è ancora dato saperlo) passeranno dal Pirellone.
Dopo aver fatto piazza pulita – per ora – della questione Sant’Anna il Consiglio si è occupato delle pulizie del lago di Como, rinnovando la convenzione tra Provincia e Comune per il coordinamento del servizio di raccolta e smaltimento dei reflui galleggianti: approvata all’unanimità, la delibera comporta un aumento della somma data al Comune per il battello che pulisce le acque del lago (da 10mila a 35mila euro annui) e la richiesta di un impegno sempre da parte della città di Como a cercare il più possibile di riciclare (nel compostaggio, ad esempio) i pezzi di legno che vengono recuperati in acqua e che vanno smaltiti.
E un altro repulisti riguarda invece l’organizzazione dell’amministrazione provinciale, con
il così detto decreto Brunetta e il suo recepimento, presentati dall’assessore Paolo Mascetti: l’obiettivo è migliorare la performance dei lavoratori dell’ente pubblico, definendone gli obiettivi e valutandone i risultati. Lungi dal capire come concretamente si tradurrà il provvedimento, alla fine del dibattito, con 18 favorevoli e 5 astenuti, le norme targate Brunetta vengono assimilate dalla Provincia di Como. Restano per Rosangela Arrighi «più problemi che vantaggi», posto che «norme contro l’assenteismo, per favorire il merito c’erano anche prima», mentre secondo Tettamanti «si toglie legittimità alla contrattazione sindacale» e non è chiaro «come si fisseranno con i circa 400 dipendenti della Provincia gli obiettivi stabiliti per i 13 dirigenti» dei vari settori.
Ma il dibattito più acceso, nella seduta del consiglio di lunedì 8 novembre, è stato quello sulla rimodulazione dell’ammortamento dei Buoni ordinari provinciali (bop) emessi nel 2005, con la conseguente variazione di bilancio previsionale 2010-2012. Che cosa è successo, in termini comprensibili anche ai non addetti ai lavori? La Corte dei Conti,  come ha spiegato l’assessore Tambini, ha ritenuto questi strumenti finanziari non opportuni ed efficaci per le amministrazioni pubbliche, si sono insomma rivelati investimenti di raccolta di scarso successo, come segnalato già numerose volte  anche a Villa Saporiti dall’opposizione da tre anni a questa parte, con numerosi interventi e interrogazioni. Per tanto la Provincia decide di chiuderli, nel rispetto di una deliberazione dello stesso consiglio provinciale con la quale ad ottobre è stata disposta la risoluzione transattiva di tutti i contratti swap, ovvero di tutti gli strumenti appartenenti alla categoria dei derivati, e consistenti nello scambio di flussi di cassa tra due controparti. La Provincia riesce a realizzare l’operazione ad un costo ridotto rispetto a quello inizialmente proposto dalla banca – tutti i consiglieri si sono complimentati per il buon esito della trattativa – ma decide anche di rimodulare il proprio debito. In pratica: Villa Saporiti ha un debito di 1.280.000 euro, ne ha “da parte” 800.000 circa, la scelta è stata quella di prolungare il mutuo dal 2025 al 2030, con tassi fissi più alti rispetto agli attuali. Secondo il consigliere Renato Tettamanti e le minoranze, invece,  la decisione più opportuna sarebbe stata quella di saldare l’intero debito, ovvero reperire i 400mila euro mancanti e chiudere definitivamente la partita. Anche perché, secondo i conti dello stesso Tettamanti, in questo modo «l’amministrazione provinciale pagherà nei prossimi 25 anni 4.450.000 di euro, mentre poteva risparmiare oltre 3 milioni, saldando subito l’importo dovuto» alle banche. In cambio, va precisato, la Provincia avrà una disponibilità di denaro maggiore, da spendere da qui a fine legislatura, così come va precisato che non si sa come si sarebbero potuti “trovare” i 400mila euro utili per chiudere il debito. La questione è chiaramente complessa. Per Serafino Grassi, capogruppo Pdl, «non si possono mettere sullo stesso piano la chiusura di un debito con la ristrutturazione di un debito di bop, sono due operazioni diverse», mentre per Rosangela Arrighi del Pd «accostare il fabbisogno di denaro del nostro ente all’uscita dagli swap è uno svantaggio per la Provincia stessa: non saniamo la situazione rimodulando i debiti». La discussione si conclude – per il momento – con l’approvazione della delibera, con i voti contrari dei 5 rappresentanti dell’opposizione presenti in aula.
Infine, si registra a conclusione della seduta del consiglio, un’interpellanza dei consiglieri di minoranza relativa alla pericolosità di un tratto della statale Garibaldina nel Comune di Parè, con la richiesta di una protezione del passaggio pedonale, considerato anche un incidente mortale che ha coinvolto un anziano esattamente in quel punto, poche settimane fa. Per l’assessore Cinquesanti «l’interrogazione va presentata al Comune, ai pedoni ci pensano i sindaci». [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

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