Il Consiglio provinciale di Como di martedì 21 settembre 2010

L’ospedale Sant’Anna di Como fa discutere e anima il consiglio provinciale. Nella seduta di martedì 21 settembre maggioranza sempre più spaccata di fronte alla discussione sull’accordo di programma per la realizzazione del nuovo nosocomio ed in particolare sull’approvazione della proposta di variante urbanistica al piano territoriale di coordinamento provinciale relativo all’area Napoleona – Camerlata. Le minoranze portano a casa un risultato: dibattito sospeso, se ne riparla il 4 ottobre. Il PdL fa scintille a Villa Saporiti. Nuove tensioni all’interno della maggioranza si sono palesate ieri, martedì 21 settembre, nel corso della seduta del consiglio provinciale che è stata totalmente assorbita dalla discussione sull’ospedale Sant’Anna e nello specifico sulla variante urbanistica all’ordine del giorno. La breve relazione dell’assessore Sergio Mina ha fatto il punto “tecnico” sulla variante al piano regolatore del Comune e a quello territoriale della Provincia: la variante consisterebbe nella modifica delle destinazioni d’uso e dei parametri di utilizzazione del comparto Sant’Anna che originariamente prevedeva una ripartizione del 60 per cento come area a destinazione pubblica e del 40 per cento a destinazione residenziale/privata, mentre con la modifica il comparto sarebbe identificato come “Cittadella sanitaria”, con in pratica un’inversione delle suddette proporzioni. Ad ogni modo, il veloce intervento di Mina ha suscitato subito le polemiche dell’Aula: Renato Tettamanti ha espresso «stupore», denunciato «la noncuranza con cui si affronta la questione del nuovo Sant’Anna come se fosse ordinaria amministrazione» e ribadito diversi problemi in cui verserebbe il nuovo ospedale, «una scelta comunque sbagliata che si è voluta imporre alla città». Breve pausa per la verifica del numero legale e si ricomincia. Per il consigliere Tettamanti, gli aspetti critici sono «la tutela del verde e degli alberi di pregio, la strada che attraverserà l’intero quartiere con un ulteriore congestionamento della Napoleona, la connessione alla Spina verde e quindi la possibilità di dare un po’ di respiro al quartiere di Camerlata, gli edifici storici che non andranno abbattuti ma che dovranno convivere con le strutture nuove». Insomma, «c’è bisogno di conoscere i dettagli di un’opera tanto importante e complessa». Mauro Guerra del Pd ha chiesto delucidazioni sulle demolizioni previste dal disegno per la nuova area sanitaria: quale sarà la destinazione di queste aree, dopo la demolizione degli edifici attuali? Giancarlo Galli, nelle fila della maggioranza, ha sottolineato a quel punto «l’impotenza del Consiglio provinciale e l’insofferenza verso un dibattito che si svolge solo sulla stampa» e criticato «un modo di fare urbanistica tipico di molti anni fa: il paradigma residenza e commerciale, come la Ticosa, non funziona più». Ma le critiche più aspre dovevano ancora arrivare…Dopo altri interventi, infatti, è stato Ivano Bernasconi del PdL a scagliarsi contro i colleghi di coalizione: «avrei voluto qui il presidente Carioni a presentare questo tema! La Provincia si limita a ratificare? Non vorrei finisse come per le paratie…Io non ho capito cosa faremo, non ho capito il profilo del progetto, è come firmare una cambiale in bianco» e affermazioni di questo tenore. Dichiarazioni che non sono passate inosservate. Paolo Mascetti, intervenuto in veste di assessore e soprattutto in questo caso come primario del reparto di diabetologia, ha dichiarato che si tratta di uno «stravolgimento moderno: sarà l’ospedale che girerà intorno al malato, in una collocazione preferibile a quella attuale», mentre i vari problemi inerenti al trasloco dalla vecchia alla nuova struttura sollevati tra gli altri da Tettamanti «sono gli inconvenienti che ci sono in un qualsiasi edificio nuovo». Ma dopo i chiarimenti tecnici di Mascetti, è stato il consigliere Giordano Minotti della Lega Nord a replicare a Bernasconi, chiedendo apertamente se vi fosse l’intenzione di «fare la guerra all’interno della maggioranza». Dopo un’altra sospensione Bernasconi ha fugato ogni dubbio: «non si fa nessun gioco, qui c’è una delibera di quattro righe che non dice nulla! Io esco tranquillamente dalla maggioranza (se non sono libero di capire e chiedere spiegazioni etc, ndr); non siamo in una dittatura!». Dibattiti che ricordano da vicino quelli ben più accesi e tranchant tra Fini e l’ormai ex collega di coalizione Berlusconi. Ma tornando al Sant’Anna, a quel punto le minoranze hanno chiesto di sospendere la discussione, acquisire maggiori elementi e rinviare il voto. Per Mauro Guerra del Pd non era possibile «affrontare un progetto che riguarda un’area più ampia di Tremezzo, 272mila metri cubi, senza entrare nel merito, come accade sempre in Provincia». Dopo svariate proposte di possibili compromessi per andare comunque al voto e un’altra pausa di riflessione (soprattutto per la maggioranza, divisa al suo interno) si è effettivamente arrivati a questa decisione. Contrari al rinvio solo i leghisti. Il progetto e i dettagli saranno analizzati in Commissione, il voto in Consiglio provinciale è aggiornato al 4 ottobre prossimo, data della prossima seduta. [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

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