Il Consiglio provinciale del 20 settembre 2010

Echi della scissione finiana a Villa Saporiti. La maggioranza ha discusso a lungo – e animatamente – nella prima seduta del consiglio provinciale dopo la pausa estiva, della fusione di tre Comuni dell’alto lago e in merito all’affidamento del servizio di tesoreria. Le tensioni nel Pdl si sentono anche a Como. Lunedì 20 settembre, nella prima seduta del Consiglio provinciale dopo la pausa estiva, le lunghe discussioni e gli interventi su alcuni punti all’ordine del giorno ne sono stati un esempio. Senza grandi colpi di scena, comunque, alla fine (ovvero al momento dei voti). Il primo motivo di scontro è stata la discussione della convenzione per l’affidamento del servizio di tesoreria. Il dibattito si è tenuto dopo il ricordo di Riccardo Sarfatti, morto pochi giorni fa in un incidente stradale proprio sul lago, per il quale i consiglieri hanno osservato un minuto di silenzio (il consigliere Serafino Grassi lo ha dedicato anche ad Alessandro Romani, il tenente morto in Afghanistan), l’approvazione della costituzione di servitù di un terreno provinciale a favore de La grande stufa s.r.l. e dopo alcune nomine di membri di CdA da parte del Presidente del Consiglio: quella di un membro dell’azienda speciale per la formazione professionale ha suscitato le critiche della consigliera del Pd Rosangela Arrighi, che ha sottolineato come non vi sia mai una donna in questi ruoli. A quel punto, il primo scontro. Oggetto del contendere era il rinnovo del servizio di tesoreria, attualmente affidato a Banca Intesa, che è in scadenza proprio quest’anno. È stato il consigliere Giancarlo Galli ad esprimere le prime perplessità: «nel corso della discussione del bilancio si era parlato di un fondo per le piccole imprese e di un fondo di rotazione per l’implementazione degli interventi in materia ambientale, di risparmio energetico etc. Avremmo dovuto inserirli nella discussione sul servizio di tesoreria, mentre non ci sono…». Sempre sull’assenza del suddetto fondo hanno chiesto chiarimenti i consiglieri di minoranza Renato Tettamanti e Mauro Guerra. In realtà nel testo della convenzione si legge l’impegno a «destinare un plafond di euro … (riportare quanto previsto nell’offerta economica in relazione ai servizi e progetti aggiuntivi presentati) riservato al finanziamento agevolato alle imprese del territorio»: ma tale indeterminatezza non è piaciuta a molto consiglieri. L’assessore al Bilancio Patrizio Tambini ha replicato: «non possiamo inserire le finalità del fondo di rotazione (che dovrebbe essere di 30 milioni, ndr) nel rapporto contrattuale tra ente e istituto di credito». Sono seguiti altri interventi, tra i quali uno piuttosto animato da parte del consigliere Galli, che ha preso in prestito le parole di Dario Di Vico per sottolineare l’importanza della sua posizione: alla fine la convenzione così com’era è stata approvata ma non sarà immediatamente eseguibile (grazie all’astensione della minoranza e al voto contrario di quattro consiglieri del Pdl). Altro giro, altra bagarre. L’assessore agli Enti locali Ivano Polledrotti ha presentato la proposta di progetto di legge della Giunta regionale per la fusione dei Comuni di Rumo, Gervasino e Gravedona. La Provincia era chiamata ad esprimere un parere consultivo sull’iniziativa partita dai sindaci dei tre, piccoli, comuni, sulla quale i cittadini si esprimeranno in un referendum, anch’esso formalmente solo consultivo. Per Cornelia Borsoi, consigliera della Lista civica territoriale, «l’intervento in sé non è oggetto di critica, ma avrei voluto entrare nel merito delle criticità che meritano di essere valutate». Anche per Rosangela Arrighi del Pd, «è strano che l’ente Provincia non abbia allora analizzato la situazione di tutti i 161 Comuni e proposto delle fusioni; desta qualche sospetto, magari serve a risolvere il problema di qualche secondo mandato da garantire…». Sempre dalle fila del centro sinistra, Mauro Guerra ha voluto ribadire «l’importanza politica della fusione di tre Comuni, nel rispetto dell’autonomia dei Comuni stessi» e sottolineato «il limite politico di questa Provincia: non c’è stato il coraggio di accompagnare un riordino del territorio; non vorrei che si prendessero decisioni in base a posizioni politiche anche interne alle comunità montane e alla maggioranza, invece che nell’interesse delle comunità e dei cittadini». Di qui la domanda al presidente della Provincia: «che cosa ne pensa di questa fusione?». E i dubbi hanno attraversato tutta l’aula: da Tettamanti a Galli, dallo stesso Polledrotti a Maria Rita Livio, per la quale il progetto potrebbe essere «un salto nel buio». Ma non c’è tempo per le riserve, come ha sottolineato l’assessore Polledrotti, che ha voluto comunque segnalare i possibili problemi inerenti a tale scelta, che mette in sostanza insieme tre Comuni non omogenei ed andrebbe a creare il primo Comune dell’Alto Lago come numero di abitanti. E i cittadini non sono stati ancora interpellati. Dunque, al centro del dibattito era non solo la fusione di tre amministrazioni comunali, quanto la reale capacità della Provincia di incidere su un progetto concreto ed importante di riassetto istituzionale a livello locale: considerato che si trattava di un parere consultivo, quindi per lo più di indirizzo, “a cose fatte”, questa capacità non sembra molto rilevante…In ogni caso, mentre la minoranza chiedeva di rinviare il voto a oggi, alla fine il progetto è stato approvato con soli 13 voti a favore su 17 presenti (il Consiglio nel frattempo si era svuotato). Oggi si affronteranno l’accordo di programma per la realizzazione del nuovo ospedale Sant’Anna e una mozione del consigliere Giancarlo Galli sull’attuazione del servizio idrico integrato [Barbara Battaglia, ecoinformazioni].

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